Signor presidente, sono il vostro allenatore. Con questa lettera voglio aprire il mio cuore e vi racconto la mia storia.
La mia carriera inizia un po' per caso, in periferia, in un paese lontano, che lei probabilmente nemmeno conoscerà... Ero a casa,
era caldo, ero spaparanzato sul divano, vestivo una canottiera sudata e con una birretta in mano mi guardavo le repliche di "uomini e donne".
All'improvviso mi giunse una telefonata, era un giovane imprenditore che intendeva mettere su una squadra di calcio molto ambiziosa.
Mi disse: "Vuole diventare l'allenatore della mia squadra?"
Gli risposi: "Si, oggi pomeriggio non ho niente da fare."
Lui: "Non ha capito, le sto offrendo un contratto."
Io, che ero disoccupato, accettai. Ma già da subito trovai difficoltà. Il capo partecipò alla sua prima riunione di lega e altri presidenti gli chiesero della squadra in generale. Quando parlò di me, gli altri, stupiti, gli dissero: "squadra interessante, ma l'allenatore va cambiato, è troppo debole!".
Intanto io, all'oscuro di tutto, tenevo il mio primo allenamento. Le cose non andavano, i ragazzi non mi ascoltavano e mi prendevano in giro. Avevo detto al capo che intendevo allenare soprattutto il centrocampo e lui mi ha riempito di minorenni dispettosi... Bah! Fu così che tutti i giocatori se ne andarono a metà allenamento, sbeffeggiandomi e ostentando le loro veline... le cose non erano partite per il verso giusto, ma non mi aspettavo la convocazione del capo.
Mi disse: "Ho 2 brutte notizie."
La prima era l'esonero. Me l'aspettavo, andava tutto storto.
Gli chiesi: "Peccato, qual è la seconda?"
Rispose: "Come liquidazione posso darti solo questo."
Io: "NOOOO, la Duna con la targa arancione NO!"
Tempi bui, ma io non mollai. Studiai a Coverciano per diventare bravo e venni assunto da lei.
Mi disse: "Sei bravo, mi fido di te."
Non capivo come mai anche lei mi avesse riempito di 17enni, ma erano più disciplinati. Fu un bell'anno, i giocatori mi seguivano, miglioravano a vista d'occhio, se dicevo loro di giocare tranquilli dopo erano piùù felici e per un paio di settimane giocavano meglio.
Non capivo solo un paio di cose: perchè faceva lei la formazione? Non dovevo farla io? Perchè circa ogni paio di mesi i miei giocatori diventavano di colpo più bravi? Non importa...
Ad un anno dal mio insediamento accadde una cosa strana. Mi sentii meno leader, meno carismatico, i giocatori erano meno contenti se dicevo loro di non impegnarsi troppo. E poi non capivo perchè lei insistesse a farmi giocare il martedì sera. Io non riuscivo più a star dietro ai giocatori d'oggi, dopo 5 minuti avevo già il fiatone. Non ho più neanche la loro integrità fisica, uno strappo era prevedibile. Quello che mi preoccupa è il fatto che non riesco più a guarire, anzi continuo ad aggravarmi. Come mai? Sono passato dallo strappo alla frattura inspiegabilmente. Devo farmi vedere da specialisti...
Ma comunque, nonostante la mia precaria salute continuo a svolgere il mio compito, con la stessa passione. Ma quando ho visto quel 34enne così esperto e carismatico, che ha comprato un paio di mesi fa, mi è venuto il dubbio che volesse sostiturmi. Ora che si avvicina il secondo anno sento che le mie abilità stanno calando e che non potrò essere per sempre il vostro allenatore, ma le voglio ricordare i momenti belli, tutte le giovani promesse ora diventate campioni e che hanno fruttato molto alla squadra, tutte le vittorie, il pubblico festante. Se vuole sostituirmi lo faccia pure, ma non mi rifili un'altra Duna. Piuttosto mi offra uin pranzo a quell'osteria un po' fuori mano, gestita un po' alla buona. Ho sentito che là fanno ottimi piatti con i fagioli.
Cordiali Saluti,
Per Sempre Il Mister